Discorso di fine anno del Presidente

Messaggio a reti unificate alla Nazione aquilotta


Nel potere conferitomi in qualità di Presidente dell’Associazione Calcio Aquila Trento e constatato che mio fratello, il Patron, si trova intento a bighellonare a Playa de l’Ingles, colgo l’occasione per prendere parola e augurare a tutti delle serene festività.
Mi sembra infatti di avere le idee chiare. Vorrei fare un discorso onesto, senza bugie di nessun genere. Qualcosa così semplice da dire, un discorso che potesse essere utile un po’ a tutti, che aiutasse a trascorrere un buon fine anno e un ottimo inizio del nuovo.
Conobbi mio fratello nell’ottobre del 1955. E una sera di qualche anno più avanti, si ebbe l’idea di rilevare l’Aquila Trento.
Da allora sono trascorsi dieci anni; sono stati dieci anni fantastici.
Carichi di lotta e di storia. L’Aquila Trento come una lambada. Storie.
Dieci anni durante i quali l’Aquila Trento ha alternato un gioco orribile a clamorose figure di merda.
In dieci anni abbiamo visto cose che voi umani non potete neppure immaginare.
Abbiamo visto Parlato diventare libero dopo una vita da attaccante. Abbiamo visto Ezio Nones andare e tornare a piacimento. Abbiamo ammirato Giorgio Dondi e Vincenzo Fiumara avere più voglia di allenare di Roberto Pelz allenarsi. Abbiamo perfino visto Nello Miori allontanato dal terreno di gioco per interperanze. Abbiamo visto gol balenare in rovesciata e da centrocampo nel buio delle serate infrasettimanali. Abbiamo visto punizioni di Dondi. Abbiamo visto un poker di Valentini. Abbiamo visto Tanel, Nardelli e Leonardi firmare per l’Aquila Trento. Abbiamo visto nell’incredulità generale, soprattutto negli addetti ai lavori (evidentemente lo Stile Aquila Trento non è stato ancora capito), Matteo Bazzanella approdare in maglia biancazzurra, e poco importa se sia il fratello scarso o abbia degli orripilanti baffi alla Fiumara Luca. Abbiamo visto gol belli, gol brutti e Franzoi laurearsi. Abbiamo visto tante cose. Soprattutto tanti palloni lunghi.
E tutti questi momenti andranno persi come i palloni in allenamento.
Vi dico che, anche se dovremo affrontare le asperità di oggi e di domani, ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno aquilotto, che un giorno questa squadra si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli aquilotti sono creati uguali, brutti e scarsi. Qualcuno più, qualcuno meno.
Abbiamo percorso questo lungo cammino verso i vertici della Prima Categoria sforzandoci di non esitare, e abbiamo fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma abbiamo scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare. Per ogni giocatore ceduto, ci sarebbero sempre altri ventidue individui da piazzare per indebolire i diretti concorrenti.
Chiedo scusa fin da subito perchè dimentico qualcuno, per non dire tutti. Ma ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino Bisognin, colmo della bruttezza dell’infermità calcistica, oppure il gordo Mantovani, colmo della bruttezza dell’aspetto, oppure Davide Talevi, campione di body building ma sicuramente non di calcio, passando per Paolazzi Walter cecchino in altri campi, oppure Pintarelli Thomas dall’oscuro presente di occultatore di giovani vergini si trasformeranno in giocatori. E non c’è nemico più temibile di quello di cui nessuno ha più paura.
Il campo, gli ideali, un certo rigore morale, esigenze contingenti…perché c’è un conflitto in ogni cuore umano tra il razionale e l’irrazionale. Ho davanti a me la visione che i miei giocatori trionferanno un giorno in un torneo nel quale non saranno giudicati per il gioco offerto alla platea, ma per le qualità del loro carattere, abbastanza di merda per altro. Ho davanti a me un sogno, oggi. Oltre ogni espressione. Ma il mio obiettivo è di dare ai tifosi un importante avvertimento: godetevi l’Aquila Trento, ma sappiate che si tratta di una favola. È basato su miti cattivi, intenzionalmente peraltro. Buon 2015 a tutti.

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