Con i tre Bazzanella al centro non si passa

TrentinoLuca Pianesi

Fabio, Matteo e Luca: tre fratelli col centrocampo nel dna

bazzanellas_quotidiano trentino24.02.2015

TRENTO. Il sogno, per tutti e tre, è quello di riuscire a giocare un giorno tutti insieme: si creerebbe, così, un centrocampo delle meraviglie con qualità tecniche da vendere (per informazioni rivolgersi a Matteo), carattere e presenza fisica (le prime qualità di Fabio) e l’imprevedibilità tipica del centrocampista moderno, quello completo in grado di spezzare il gioco avversario e di mettere in porta i compagni (è Luca potenzialmente il più forte di tutti e tre). I tre fratelli Bazzanella sono tre “istituzioni” nel calcio trentino e non solo. Fabio (classe ’87) è uno dei perni del Dro in serie D ed è quello che si può definire un giocatore di categoria: in passato ha giocato in D con il Trento e poi con la Fersina con la quale, in precedenza, era stato tra i protagonisti della promozione dall’Eccellenza. Fersina che per molto tempo è stata la casa anche di Matteo (classe ’91) che con il fratello ha giocato anche in serie D e che alla squadra di Pergine era rimasto molto attaccato almeno fino a quest’inverno quando la società (ultima in classifica e in crisi nera in Eccellenza) lo ha letteralmente scaricato. E’ così approdato in Prima Categoria, all’Aquila Trento «per poter continuare a studiare – spiega – oltre che per raggiungere vari amici che lì mi aspettavano. Certo in quattro e quattr’otto sono passato dalla D alla Prima ma va bene». E poi c’è Luca (nato nel ’99) che gioca con gli Allievi della Vipo e che a detta degli altri fratelli diventerà il più forte dei tre. «Ho preso la tecnica da Matteo – racconta il giovane – che mi allenava sin da bambino sotto casa a fare palleggi e “numeri” in serie. Il carattere e la personalità, invece, spero siano quelli di Fabio che seguo sempre con attenzione quando scende in campo». E poi c’è il training casalingo: nel corridoio di casa Bazzanella c’è fisso un pallone e i fratelli quando si incrociano si sfidano in degli “uno contro uno” per spostarsi da una parte all’altra dell’abitazione. «Duelli che il fratellone spesso si rifiuta di affrontare», sorride Matteo; «beh diciamo che non sono tra i “funamboli” della famiglia», si giustifica Fabio. I due in comune, oltre alla parentesi nella Fersina, hanno un passato nelle giovanili dell’Hellas Verona. Entrambi, infatti, si sono fatti buona parte della “gavetta” calcistica nella “carrettera” della squadra di Serie A. «Io sono stato fatto fuori da Jorginho (attuale giocatore del Napoli di Benitez, ndr). Ero titolare fisso, poi a 16 anni è arrivato lui e piano piano ho cominciato a non vedere più il campo. Quando l’ho visto debuttare in serie A a 22 anni col Verona contro il Milan ammetto che m’è venuto un tuffo al cuore. Stessa cosa m’è successa con Santon: lui nel 2007 lo affrontavo in campo ed esattamente un anno dopo l’ho visto esordire in Champions contro il Manchester in marcatura su Ronaldo. Pazzesco e dire che non mi aveva nemmeno impressionato». Chi ha lasciato il segno nella memoria di Fabio, invece, è senza dubbio Giovinco. «Quando c’ho giocato contro ai tempi della Beretti – racconta – era già un fenomeno. Aveva un controllo incredibile. Ma anche Marchisio mi aveva impressionato tantissimo: era sempre il mio dirimpettaio e mi faceva disperare. Due tocchi e via e la palla nemmeno si vedeva». Marchisio, il centrocampista moderno completo e funzionale: guarda caso, il preferito di Luca.

Fonte: Trentino, 24 febbraio 2015

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