Storie, e che storie

In Italia esistono almeno quattro verità. La verità giudiziaria, l’unica che si può raccontare senza venire querelato. E magari non è neppure la verità. La verità storica. Ma viene revisionata. La verità del buon senso. Come Ezio Nones che dice di intendersi di calcio, anche se non è vero e non ha le prove. Infine la verità politica. Insomma, non ci si può mai fidare di nessuno, nemmeno degli organi preposti all’accertamento della verità. Una volta, quando non c’erano le videocamere portatili, i telefonini in grado di riprendere e scattare foto, le macchine fotografiche digitali, i siti Internet in cui diffondere tutto, una volta, insomma, era più difficile documentare un evento.
Questa storia è un film, sarebbe un film, un film poliziesco degli anni ’70, se non fosse una storia vera. Una storia misteriosa. La storia del tentato furto nella nuova sede dell’AC Aquila Trento. La storia di Davide Valandro, il palo, che avvisa il suo amico di introdursi negli spogliatoi. La storia di Davide Talevi, grande, grosso e protettivo, ma in lacrime davanti al pericolo e capace di scagliarsi solo contro l’inerme cancello. La storia di Federico Bragagna, che ancora non si è reso conto dell’accaduto. La storia di Morgan Betti, che non segna veramente più e riesce solo a compiere gli anni (neppure tanto bene). La storia dello scatto di squadra, tranne Lorenzo Dondi (ancora all’altezza del centrocampo), verso l’uomo in mimetica. La storia della probabile prova televisiva verso Loris Stenico per ingiurie. La storia di un Thomas Pintarelli additato come complice fingendo un colpo di mal di pancia. La storia dell’amico di Valandro che quando ha capito che l’unica cosa di valore all’Orione è Ezio Nones (per dire il disagio) ormai è troppo tardi. Troppo. Ma soprattutto è la storia del maresciallo Vincenzo Fiumara. Una storia di stress, biciclette, scatti e riscatti. La storia di un giovedì come tanti. Un giovedì di allenamento intenso. Un giovedì di richiami a Lisimberti per intenderci. Poi l’imponderabile. Davide Valandro lancia il segnale e il piano ha inizio. Il resto è solo Fiumara e un inseguimento macchina-graziella pieno di romanticismo. Una caccia all’uomo. Il bene trionfa, l’AC Aquila Trento domina.

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