Sing for the moment

AC Aquila Trento – Calceranica 0-1

Trento – Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti; dai boschi, dall’arse fucine stridenti; dai solchi bagnati di servo sudor; un volgo disperso repente si desta. La partita che non c’è stata. Poteva essere lo scontro da finale al cardiopalma, tensione e isterismo collettivo. E’ stata la sagra del cotechino e della birra. Prima, dopo, durante. La notorietà e il successo gioca brutti scherzi. Per secoli calpesti, derisi e lebbrosi perché dell’AC Aquila Trento vestiti. Ora, tutti gli artefici della cavalcata biancazzurra sono diventati perfino affascinanti, belli, bravi e che tutto sommato praticano anche una tipologia di gioco interessante. Nones accostato a Ferguson. Brugnara fidanzato. Mantovani longilineo. Bragagna talismano. Tamanini giovane. La rivincita del brutto anatroccolo e fratello scarso Matteo Bazzanella che alla fine della favola si fregia dell’alloro. L’elenco sarebbe infinito. La gloria per tutti. AC Aquila Trento. Tutta brufoli, baffetti e alone da sfigata. Rovescia banco, cocktail, vince il jackpot e lascia il tavolo in dolce compagnia. Il riassunto dell’anno. Forse l’anno peggiore del calcio agricolo. Progetto in fumo, tutto pronto per ritornare in Prima Categoria. Time is over, stagione 2015/16: turn off, but #stayacaquilatrento

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Foto Archivio AC Aquila Trento (A. Russolo)

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